lunedì, 26 novembre 2007

Polenta e peverada

Ingredienti:
Pane raffermo grattuggiato
Cipolla
Burro
Brodo di carne
Grana Trentino
Salamelle lessate a parte (in alternativa, cotechino).
Sale
Pepe nero in abbondanza

Preparazione:
Rosolare il burro con la cipolla intera.
Quando la cipolla è dorata bisogna toglierla.
Versare una manciata per persona più una per la pentola di pan grattato.
Far tostare bene mescolando.
Aggiungere il brodo lentamente fino ad ottenere una crema morbida.
Salare e pepare moltissimo.
Far cuocere lentamente per 45" poi aggiungere due manciate di grana e amalganare bene per qualche minuto.
Dopodiche aggiungere le salamelle affettate.
Lasciare riposare e servire calda con una bella polenta fatta con la farina di Storo e due manciate di grano saraceno.

Note: Ricetta della Val Rendena.

words & muzic by: glaukoma in data 'strale 15:52 | link permanente | commenti (2)
categoria:segnalazioni, ricette, folk, ladinia
martedì, 20 novembre 2007

c'è un amico che ha fatto una scelta. intelligente, coraggiosa, matura. e ora riparte da capo.

è un post breve, per un attestato di stima oltrechè di affetto.

words & muzic by: glaukoma in data 'strale 00:09 | link permanente | commenti
categoria:rock, eroi, vita cagna
domenica, 18 novembre 2007

Rocco - comunque oltre albergo e cosworth c e un motivo in piu per non tornare a casa, non c'e piu il trucker's

Clacchio - madonna, l' ho visto stestate. hanno cercato di fare il posto fighettino. poi ci sono i soliti musi lo stesso, ma invece della bira ci sono tutte le cazzatine da fighetti... basta risse.. bah

R - memorabili sbronze la dentro ehh? e ti ricordi le tette di cristina, le besciamelle? ahahah

C - ahahaha, minchia è passato un secolo. mi ricordo anche elso che mi voleva suonare... porco dio...

R - quella era forte ehh!! e la volta che hai messo via il frontalino e hai lasciato la portiera della macchina spalancata che risate

C - minchia. ed era l' inizio stagione.. e volevo andare diretto in cucina eh!

R - e jack la sera prima aveva detto calmi ehh che e solo l'inizio della stagione

C - bello anche quando sei sceso che ti chiamavo dalla cucina, passi davantio a jack e a un cliente e gli fai "buona sera" alle 10 di mattina...

R - e passato tempo si, sono andato a londra che era 2005 e tra un po e 2008

C - eh.. mi sa che era il 2004 che abbiamo lavorato su l' ultima volta insieme

R - si si! e in cucina quando mi voleva rompere il cazzo, con i suoi detti di merda del palo negli occhi che era incazzato nero e ridevamo di nascosto che se solo ci vedeva ci ammazzava

C - cristo, se era nero. ci faceva a pezzi con la mannaia se ci vedeva.

C - those were times

R - oohhh yep dude

words & muzic by: glaukoma in data 'strale 12:58 | link permanente | commenti
categoria:personale, eroi, vita cagna
sabato, 17 novembre 2007

daniele luttazzi mi piace. se fossi una donna, ne sarei attratta. non essendo una donna, trovo in lui il compare, del quale non fidarsi più del dovuto a lasciarlo solo con la donna del momento, ma che sa fin dove può arrivare.

mi diverte. è caustico. fa venire qualche brivido. non ha ideologia, se può dare fastidio dicendo qualcosa, la dice. non è buonista, anche se sospetto fortemente sia un buono. non ride dei bambini morti di fame, ma riesce tranquillamente a farci battute.

mi fa impazzire quando prende il via e comincia ad inseguire le sue fantasie sessuali. tira fuori il tutto, con la bavetta al lato della bocca e lo sguardo allupato.

fratello!

http://www.danieleluttazzi.it

words & muzic by: glaukoma in data 'strale 20:21 | link permanente | commenti
categoria:segnalazioni, televisione, eroi
sabato, 17 novembre 2007

In principio era il Verbo

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio

(Gv 1, 1)

words & muzic by: glaukoma in data 'strale 13:15 | link permanente | commenti
categoria:libri, letteratura
venerdì, 16 novembre 2007

ovviamente non so cosa sia successo domenica. mi riferisco alla faccenda del tizio ucciso in autogrill da un proiettile partito dalla pistola di un agente di polizia. si leggono dichiarazioni e controdichiarazioni, smentite e controsmentite.

un paio di cose, magari non le più importanti: da quel che si ricostruisce e che ho letto, non si trattava di un bravo ragazzo, amante della vita e troiate varie. nè lui, nè i suoi compagni. a meno che non si intenda per scazzottate tra ragazzini, un agguato premeditato, armati. sì, certo, si può dire che non è un motivo sufficiente per trovarsi un proiettile in testa. ok, quando si parla di emergenza sicurezza, cosa si intende? e come si pensa di risolverla? in ogni caso, esistono le istituzioni adeguate per indagare sull' accaduto.

nessuno ha mai demandato a orde di ultras di ristabilire la giustizia e l' ordine. oltre a non esserci nessun legame tra il fatto dell' autogrill e le proteste ultras (anche se quest' ultimi pretestuosamente l' hanno creato), in ogni caso non legittimerebbe i disordini, le manifestazioni non organizzate, gli assalti, le violenze, i vandalismi.

e nei confronti di questi gruppi di delinquenti vorrei vedere reazioni più decise.

words & muzic by: glaukoma in data 'strale 15:20 | link permanente | commenti (4)
categoria:riflessioni, the right side
giovedì, 15 novembre 2007

per chi mi chiede perchè non vado più al cinema. a) non ho più 15anni e a letto è molto più comodo, b) questo era cinema, non i videoclip di oggi.

 


words & muzic by: glaukoma in data 'strale 13:49 | link permanente | commenti
categoria:segnalazioni, cinema, eroi
giovedì, 15 novembre 2007

stasera si parlava così e cosà del fare un viaggio in USA. e sulle mille possibili mete. e penso a tutti i miei miti americani. da tom sawyer e huck finn sul missouri, a new orleans negli anni 20, tra bische e puttane, alcool e coltelli. a new york, intensa, borghese, metropolitana, colta e meschina, autosufficiente, tanto mondiale da essere chiusa su sè stessa. a rocky, all' a team. ai cowboy. al colorado e alla frontiera. ai james, agli harry, ai jack jeff e john, ai bob, ai bill. al deserto e a downtown. alla baia. a dylan e ai lynyrd. al boss. a holden coi suoi problemi di reggibocce e a dove linchorn. a quei lunghi chilometri su  rotaia, cavallo, battello.

prima o poi arrivo. aspettami.

words & muzic by: glaukoma in data 'strale 01:21 | link permanente | commenti (1)
categoria:riflessioni, personale, vita cagna
giovedì, 15 novembre 2007

per chi vuole, da scaricare o consultare il pdf con il regolamento di guantanamo. su come trattare i detenuti. tradisce lo spirito del blog, fatto in generale solo di mie riflessioni sulla vita (la mia). ma a qualcuno potrebbe interessare. e poi, ora ho altro da fare (c'è la serata dei film osè su sky), quindi non ho tempo di insegnarvi la vita.

 

Regolamento Guantanamo

words & muzic by: glaukoma in data 'strale 01:06 | link permanente | commenti
categoria:segnalazioni
mercoledì, 14 novembre 2007

per vari motivi, non ho fatto a tempo ad esprimere il mio dispiacere per la morte di enzo biagi. mi piaceva molto. tanto quanto non mi piaceva montanelli, per dare un senso di non cronologio di circostanza.

nella prima puntata di decameron, luttazzi ha fatto una rapida carrellata sui commenti vari di politici e giornalisti alla morte di biagi. guardatela.

words & muzic by: glaukoma in data 'strale 13:15 | link permanente | commenti
categoria:segnalazioni, recensioni, riflessioni, eroi
mercoledì, 14 novembre 2007

sull' ultimo numero del venerdì di repubblica, giorgio bocca scrive un breve articolo in cui si scaglia contro il referendum tenutosi poco tempo fa a cortina d' ampezzo (più correttamente, anpezo). l' oggetto del referendum era sapere quanta parte della popolazione sarebbe stata favorevole alla richiesta di passaggio dal veneto al trentino.

il tema è abbastanza circoscritto e, per i più, poco importante. pertanto, mi ha sorpreso leggere la veemenza con la quale bocca si è scagliato contro il referendum in questione.

gli argomenti toccati sono:

1- le regioni a statuto speciale rubano alle altre regioni.

2- cortina è già privilegiata e pertanto lo sono pure i suoi abitanti. cosa vogliono di più?

3- non c'è nessun motivo per cui questa richiesta debba essere fatta.

4- varie ed eventuali.

la mia riflessione. premettendo che mi sorprende che, con tutto ciò che accade in italia e nel mondo, giorgio bocca trovi il tempo e l' interesse di concentrarsi su un sondaggio d' opinione limitato agli abitanti di cortina. non so, si potrebbe scrivere qualcosa sul fatto che, dopo avere parlato per cinque anni di berlusconi che si faceva le leggi ad hoc e si scagliava contro la magistratura, ora vengono bloccati due pm che si occupano in un modo o nell' altro di questioni che toccano personalità importanti dell' attuale maggioranza. oppure di come stiano venendo a galla comunanze d' interessi tra varie correnti politiche ed economiche. cose così. insomma, è giorgio bocca, non klaus davi. è l' ex partigiano giorgio bocca.

1- le regioni a statuto speciale esistono e ci sono motivi per la loro esistenza. nel caso, il trentino alto adige è stato rifuso per le vicende che dal 1918 in avanti hanno visto i suoi territori smembrati, la sua gente divisa, germanofoni e ladini costretti a cambiare i loro nomi, le scuole di lingua non italiana chiuse. gran merito delle operazioni va ai governi fascisti e sorprende che giorgio bocca non ne tenga conto. in entrambe le vesti, quella di fascista allora, quella di anti-fascista adesso.

2- il privilegio di cortina è quello di aver saputo indirizzare il suo turismo verso forme di alta resa e guadagnarci? insomma, non è che la cosa le sia piovuta sulla schiena. c'è del lavoro dietro. bocca ha sicuramente un sacco di soldi (alcuni ottenuti lavorando per berlusconi..), è quindi un privilegiato? c'è da farsene una ragione, nell' economia di mercato è lecito guadagnare e voler guadagnare di più. o bocca scrive gratis, ora, visto che ha già guadagnato tanto in passato? credo che ogni comune d' italia passerebbe volentieri al trentino. forse anche perchè lì le cose funzionano. forse perchè lo scoprire ogni giorno come vengono sperperati se non peggio i nostri soldi non incoraggia alla fedeltà verso roma (non è che qualche eco ti è rimasto, giorgio..?).

3- cortina, come tutta la val d' ampezzo, è di lingua ladina. è stata separata dal trentino dal fascismo. quindi le ragioni storico culturali per una reunione ci sono tutte.

4- giorgio bocca, vaffanculo.

words & muzic by: glaukoma in data 'strale 13:11 | link permanente | commenti
categoria:riflessioni, personale, ladinia
lunedì, 12 novembre 2007
sto

di merda, fisicamente. mi sa che ho una tenia che s'è rifugiata nel cervello. o forse l' esposizione ad un allergene, per esempio il rame, per troppo tempo mi sta uccidendo. è pure possibile che i miei genitori veri, non quelli che mi hanno adottato, avessero contratto la malattia del sonno.

devo piantarla di guardare dottor house.

vi dico solo che, ancora una volta, la battaglia per la perdita d' appetito è vinta da me! va bene morto, ma con la pancia piena.

words & muzic by: glaukoma in data 'strale 18:42 | link permanente | commenti (1)
categoria:personale, eroi
giovedì, 08 novembre 2007

Al link seguente, trovate l 'articolo ancora seguente. a tutto seguono le mie considerazioni, che poi, di fatto, sono la parte interessante del discorso.

http://www.laricarica.net/index.php?viewarticoloid=165

l'Editoriale

Se il natale diventa una bestemmia.



Caro Gesù Bambino, quando mai ci hai detto che dovevamo comprare tutta quella roba per onorare il tuo compleanno? Facci capire rapidamente se con questo tipo di Natale ti stiamo onorando o se invece ti stiamo bestemmiando, perché qui sulla Terra è già a novembre e tutti stanno diventando matti.
Le vetrine si riempiono di merci che, per tre quarti, finiranno in pattumiera in gennaio.
In televisione cominciano ad apparire le babbe natale coscialunga; certo, anche le belle gambe sono opera del Signore, ma le usano per sostituire in noi acquirenti i neuroni con gli ormoni; per fortuna che non funziona più, abbiamo esaurito da tempo sia gli uni che gli altri.
Decine di milioni di panettoni industriali sono pronti fin da agosto (per questo sono pieni di conservanti) ad essere innaffiati da altrettanti litri di sedicente spumante gasato, affinché tutti possano scambiarsi almeno un rutto di augurio.
Qualche gloriosa maestra proverà a dire ai bambini che il Natale è un’altra cosa; ma occorre qualche idea energica perché non sembri la solita predica pedante. Su La Ricarica glie ne suggeriamo un paio, perché la televisione ha dei budget miliardari per smentirla ogni 15 minuti con linguaggi molto più persuasivi e deduttivi: spendete e sarete più ricchi, per scambiarvi amore scambiatevi merci, ogni bambino è nato per comprare.
E intanto, addio tredicesima.
Anche sul nostro terrazzo un abete (sfigatino) si sta per illuminare al ritmo alternato di un gingillino made in china. Se lo scegliamo bene, ci suona anche Jingle Bells con quei suonini low-fi a otto bit. E’ vero, suonano in modo così raccapricciante che preferiremmo le musichette di attesa dei call center, ma se a qualcuno piacciono, per lui non è un problema. Diventa un problema se piacciono al mio vicino, sul cui terrazzo sembrano scoreggine acute di zanzara che suonano da novembre a gennaio. Ammetterai che è una bella sfida, per non nominare invano il nome tuo e di tutta la tua famiglia. Ma sarò bravo.
Proprio in tema di bestemmie ti scrivo. Persone più sagge di me hanno scritto per un millennio cose importanti sul rapporto tra il tuo nome e il Verbo; ma erano tempi di oralità e di comunicazione personale diretta, chiunque, anche l’analfabeta, sentiva il mistero enorme di creare il significato facendolo emergere dalla sua assenza attraverso il suono pronunciato; oggi c’è più quantità ma meno qualità, vale per i segreti sussurrati a se stessi, per le parole magiche degli imbonitori, per il sussurare degli innamorati, per tutti i nostri suoni intimi dal primo vagito all’ultimo rantolo; vale (inutile negarlo) anche per il tuo nome, se no io stesso (lo sai) non oserei scriverti in questa forma.
Vale per il bestemmiare quanto per il pregare: visto che oggi la parola pesa meno, sarebbe meglio pregare coi fatti.
Nel mio piccolo, quando parlo di bestemmia non mi riferisco a quel che insegnano al catechismo; tu che conosci la psicoanalisi da prima di Freud, sai bene che quando noi umani diciamo porco qui e porco là, non ci riferiamo ai tuoi familiari ma, inconsciamente, ai nostri genitori e nonni.
Parlo di un’altra bestemmia, cioè glorificare e onorare il dio pagano della merce, e con lui lo spreco di risorse naturali preziose e la distribuzione ingiusta delle ricchezze, con la scusa del tuo compleanno. In tuo nome facciamo invecchiare precocemente il pianeta. Questo sì, è bestemmiare.
Lo ammetto, tra le luminarie e i pacchettini noi saremo davvero gioiosi; imbecilli sì, ma felici; perché lo spreco di energia e materia somiglia al sacrificio delle caprette nei riti pagani.
In un popolo pre-moderno in balia delle fragilità ( siccità, carestie, malattie...), basta una coltellata sul gozzo della bestia: significa tanto sangue che schizza in giro, tanta adrenalina nel sangue di chi guarda e tutti che diventano emozionati ma contenti, perché l’inconscio dice “è successo a lei e non a me, quindi io esercito un controllo sugli accadimenti”. Analogamente noi postmoderni spendiamo in merci ed energia in un mondo sempre più povero, e sicuramente ne ricaviamo una sensazione psicologica di padronanza, perché sentiamo di esercitare un controllo sugli accadimenti. In entrambi i casi, non è un buon uso del nostro cervello.
Tu di queste cose te ne intendi, ti sei fatto crocifiggere: il terribile sacrificio del soggetto per avvertirci che il sacrificio pagano dell’oggetto è una liberazione fittizia...
Tu ci hai provato a raccomandarci una spiritualità capace di contrastare questo consumismo materialista; ma lo sai quanto è difficile venire a spiegarlo a noi umani. Guarda cosa sta succedendo al tuo collega Maometto, poveraccio: è quello che è successo a te dai tempi delle crociate, quando eravamo noi cristiani a massacrare nel tuo nome. Anche questa, come bestemmia, non è da poco. Lo abbiamo continuato a fare nella colonizzazione del mondo: ad esempio abbiamo sterminato un l’intero sudamerica, che aveva la sfortuna di avere l’oro sotto i piedi, nel nome di Sua Maestà Cattolica. Poi abbiamo continuato. Pochi decenni fa c’erano i campi di sterminio con su scritto Gott Mit Uns, Dio è con noi, per sterminare una “razza deicida”. E anche adesso quelli che bombardano gli iracheni ti tirano in ballo, hanno improvvidamente usato le stesse parole e senza il voto di 80.000 cristiani integralisti americani non sarebbero nella stanza dei bottoni.
I bombardati di oggi non hanno sotto i piedi l’oro di Montezuma, ma un dono ancora più prezioso, quel petrolio che alimenta le stelline elettriche del nostro Santo Natale. Che alimenta le macchine che intasano il centro per lo shopping. Che ha reso possibile tutto il processo di produzione di ciascuno degli oggetti da regalo che compreremo con la nostra tredicesima.
Infatti serve energia per escavare le materie prime, raffinarle e portarle alla fabbrica che produce l’oggetto, energia per fabbricarlo, energia per portarlo in Europa, energia per venderlo. Poi forse sarà usato, probabilmente no, comunque finirà nella pattumiera dove servirà altra energia per togliercelo dalle scatole. Toglierselo dalle scatole con le relative scatole, le migliaia di tonnellate di cartoni, fiocchettini, carte luccicanti che ogni 26 dicembre manderanno in tilt cassonetti, spazzini e discariche per una settimana; così, tanto per cominciare bene il nuovo anno.
Però posso darti anche una buona notizia; questo Natale per la prima volta gli acquisti sul web supereranno quelli fatti in supermercati e ipermercati; è un tuo regalo? noi lo dicevamo da tempo che prima o poi internet avrebbe fatto agli ipermercati quello che gli ipermercati avevano fatto ai negozietti. Bene, comincia la vendetta del piccolo bottegaio che un tempo vendeva assieme alla merce anche la competenza; come? ah, già; la vendetta è un sentimento poco cristiano; scusami.
Hai ragione anche perché i regali che proporrei non si comprano su internet ma nascono da un’idea che gira gratis per Internet, in particolare dal sito www.buynothingchristmas.org
Ad esempio
Studenti che fanno bancarelle per regalare o scambiare gli oggetti che non usano
Fare una torta in casa e regalarla
Regalare un regalo fatto ad altri, cioè a una popolazione povera una capra, una mucca, un alveare o delle semenze; si può fare ad es. attraverso il sito http://www.oxfam.org.uk,
Regalare del tempo, ad es. un coupon per un babysytteraggio, la verniciatura di una stanza, un massaggio, un aggiornamento del computer, una riparazione della bicicletta, una traduzione... oggi il tempo vale più del denaro, quindi è un regalo più prezioso.
Regalare un bel film o un bel disco; sì, hai capito bene, dico di masterizzarlo; non penserai anche tu che sia un furto, come dice la propaganda delle case discografiche? non credo proprio. Anzi, se si diffondono liberamente le emozioni genuine e i pensieri profondi in quest’era di superficialità, ci scommetto che tu sei più contento.
Regalare delle competenze o delle abilità, cioè delle lezioni su qualche cosa che il donatore sa.
Regalare una poesia, un disegno, una fotografia, una ricetta o comunque una creazione.
Regalare qualcosa che costa pochissimo ma che può essere molto prezioso perché nell’acquisto il donatore esercita una particolare competenza, come dei semi particolari, piccoli articoli di belle arti, una spezia esotica, un certo software... naturalmente con le istruzioni per usarlo.
Se proprio qualcuno vuole spendere, basta scegliere regali elementari comprati dove non fanno danno:
cibi comprati direttamente dal contadino,
prodotti del mercato equo e solidale,
prodotti delle cooperative che operano nei terreni sequestrati alla mafia,
abbonamenti a riviste indipendenti e critiche, che spesso faticano a sbarcare il lunario (in mezzo a tanta stampa foraggiata dalla politica artificiale), benché siano la coscienza critica indipendente del nostro Paese.
 
Tanti auguri, anche per gli altri 364 giorni,

di Marco Geronimi Stoll



CONSIDERAZIONI ---


1) come ho trovato questo articolo.
c'è da un po' sta pubblicità su radiopopolare. www.la220.it. si chiama così. vendono energia elettrica. fanno pubblicità da quando è stata preannunciata la liberalizzazione del mercato e si collocano nel settore dei fornitori di elettriciità ottenuta da fonti rinnovabili e, a loro parere, ecologiche.
la/le pubblicità in questione si distinguono per un tono di saccenteria difficilmente (da me) sopportabile. il tono è: "al mondo sono tutti scemi. noi no. inutile dire che scegliendo altro da noi, dimostri solo quanto già si sapeva: che sei scemo.". insomma, una di quelle non rare pagine in cui radiopopolare mi sta sul cazzo e cambio canale. da un paio di giorni (visto che radiopopolare non mi sta unicamente sul cazzo e perciò la ascolto) c'è la pubblicità di la220 che invita a non fare i regali di natale, che sono uno sperpero e così via.
così, visto che veniva fornito il link, sono andato a cercare e leggere.
2) in generale.
mi sta sul cazzo la spocchia di chi fa tutto facile. del pensare che tutto il mondo è scemo, si regge sull' idiozia, sull' inganno. un esempio: mi dà fastidio beppe grillo che da anni rompe i coglioni col suo cazzo di motore ad acqua. nel senso: ci sta, è una bell' idea ok. chiusa lì. ha le sue controindicazioni, non è che uno può stare lì a sbraitare come se portasse la rivelazione. è l' obiezione più banale, naturalmente. ma: se l' acqua fosse il carburante, dovremmo pagarla quanto costa la benzina ora? e poi? berremmo petrolio? notare solo come l' aumento della produzione dei carburanti da etanolo stia iniziando a rubare disponibilità di cereali per altri scopi, tipo mangiare. ok, ecologico. ma per chi?
3) chiaro che dell' articolo sopra non condivido niente.
nè il tono paternalista, che mio padre ha sempre avuto il buon gusto di non usare figuriamoci se mi va di sentirlo da sto tizio. nè i contenuti. liberissimo lui di scrivere ste cose, liberissimo io di pisciarci sopra.
4) se a me da bambino
avessero regalato una torta, il pensiero, una foto vecchia, una riparazione del computer (che non avevo), una capra a un villaggio africano, una rivista indipendente (che poi, cos'è, le riviste indipendenti sono meno inquinanti o consumano in proporzione meno risorse di quelle dipendenti? oppure, i diserbanti nei terreni sequestrati alla mafia inquinano meno di quelli nelle risaie?) non ci sarei rimasto proprio bene bene.
5) ora non sono più bambino.
non ho nemmeno quasi il tempo di grattarmi il culo (e mi manca molto) e non me ne dispiaccio. certo non ho tempo (nè voglia) di regalare un babysitteraggio o cose del genere. però tutto sommato ho qualcuno a cui voglio bene e mi va di mostrarglielo. e non da oggi, nè solo qui, il regalo anche economicamente prezioso è segno di devozione oltre che di affetto. lavoro, guadagno, spendo. il volano dell' economia. e, ragazzi miei, il mondo del risparmio e dei prezzi bassi è un mondo non economico. è un mondo che tende all' impoverimento non alla ripartizione della ricchezza. la ricchezza non esiste. esistono gli oggetti (se prodotti), gli alberi, i koala.. internet, decantata in quanto sostituisce gli ipermercati (che però danno lavoro a più gente di quanto non facciano cinquanta attività web-based), si mantiene in quanto fonte di surplus di ricchezza. spiace, ma i notebook non crescono sull' albero dei notebook. e non li si produce per guadagnare quanto si è speso, ma un po' in più. e se il consumatore diventa risparmiatore, riciclatore il meccanismo s' incrina. e a me i meccanismi che si incrinano non piacciono molto. specie se rischio di rimetterci io.
sì, tra l' estrarre materie prime, trasportarle, raffinarle, assemblarle in prodotto, senza contare i vari stadi di commercializzazione, produce un consumo di risorse. ma sta qui il trucco. convertire materia in lavoro, lavoro in occasioni, occasioni in benessere. l' alternativa è la sussistenza. che non produce mantenimento. produce impoverimento e miseria.
6) se poi il discorso è
che ("noi") siamo solo degli egoisti, meritiamo di scomparire perchè siamo assassini, aggressori, materialisti, gretti.. si potrebbe rivedere il riferimento a freud.
ok, bello fare come i pellerossa e sedersi a vedere passare i bufali, ma al secondo bufalo io mi sono già rotto il cazzo. questa "civiltà" ha mandato uomini nello spazio e a me i razzi piacciono più dei bufali.


... continua
(perchè sono un vecchio acido, per quanto affascinante)
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giovedì, 08 novembre 2007
Albert Einstein, nasce il 14 marzo del 1879 a Ulm, in Germania, da genitori ebrei non praticanti. Un anno dopo la sua nascita la famiglia si trasferisce a Monaco di Baviera, dove suo padre Hermann apre, col fratello Jacob, una piccola officina elettrotecnica. L'infanzia di Einstein si svolge nella Germania di Bismarck, un paese in via di massiccia industrializzazione, ma anche retto con forme di dispotismo che si fanno sentire a vari livelli e in vari ambienti della struttura sociale.

Il piccolo Albert era per istinto un solitario ed impara a parlare molto tardi. L'incontro con la scuola è da subito difficile: Albert, infatti, trovava le sue consolazioni a casa, dove la madre lo avvia allo studio del violino, e lo zio Jacob a quello dell'algebra. Da bambino, legge libri di divulgazione scientifica con quella che definì "un'attenzione senza respiro". Non a caso, in seguito con amarezza dei primi corsi scolastici. Odiava i sistemi severi che rendevano la scuola, a quei tempi, simile ad una caserma.

Nel 1894 la famiglia si trasferisce in Italia per cercarvi miglior fortuna con una fabbrica a Pavia, vicino a Milano. Albert rimase solo a Monaco affinché terminasse l'anno scolastico al ginnasio, poi raggiunse la famiglia.


Gli affari della fabbrica cominciarono ad andare male e Hermann esortò il figlio a iscriversi al famoso Istituto Federale di Tecnologia, noto come Politecnico di Zurigo. Non avendo però conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, nel 1895 dovette affrontare un esame di ammissione e fu bocciato per insufficienze nelle materie letterarie. Ma ci fu di più il direttore del Politecnico, impressionato dalle non comuni capacità mostrate nelle materie scientifiche, esortò il ragazzo a non rinunciare alle speranze e a ottenere un diploma abilitante per l'iscrizione al Politecnico nella scuola cantonale svizzera progressiva di Aargau. Qui Einstein trovò un'atmosfera ben diversa da quella del ginnasio di Monaco. Nel 1896 può finalmente iscriversi al Politecnico. Lì prende una prima decisione non farà l'ingegnere ma l'insegnante.

In una sua dichiarazione dell'epoca dirà, infatti, "Se avrò fortuna nel passare l'esame, andrò a Zurigo. Lì starò per quattro anni per studiare matematica e fisica. Immagino di diventare un insegnante in quei rami delle scienze naturali, scegliendo la parte teorica di esse. Queste sono le ragioni che mi hanno portato a fare questo piano. Soprattutto, è la mia disposizione all'astrazione e al pensiero matematico, e la mia mancanza di immaginazione e di abilità pratica."

Nel corso dei suoi studi a Zurigo matura la sua scelta: si dedicherà alla fisica piuttosto che alla matematica.

Si laurea nel 1900. Prende dunque la cittadinanza svizzera per assumere un impiego all'Ufficio Brevetti di Berna. Il modesto lavoro gli consente però di dedicare gran parte del suo tempo allo studio della fisica.

Nel 1905 pubblica tre studi teorici. Il primo e più importante studio contiene la prima esposizione completa della teoria della relatività ristretta. Il secondo studio, sull'interpretazione dell'effetto fotoelettrico, conteneva un'ipotesi rivoluzionaria sulla natura della luce; egli affermò che in determinate circostanze la radiazione elettromagnetica ha natura corpuscolare, ipotizzando che l'energia trasportata da ogni particella che costituiva il raggio luminoso, denominata fotone, fosse proporzionale alla frequenza della radiazione. Quest'affermazione, in base alla quale l'energia contenuta in un fascio luminoso viene trasferita in unità individuali o quanti, dieci anni dopo fu confermata sperimentalmente da Robert Andrews Millikan. Il terzo e più importante studio è del 1905, e reca il titolo "Elettrodinamica dei corpi in movimento": conteneva la prima esposizione completa della teoria della relatività ristretta, frutto di un lungo e attento studio della meccanica classica di Isaac Newton, delle modalità dell'interazione fra radiazione e materia, e delle caratteristiche dei fenomeni fisici osservati in sistemi in moto relativo l'uno rispetto all'altro. è proprio quest'ultimo studio che gli valse in seguito il premio Nobel per la Fisica nel 1921.

Nel 1916 pubblica la memoria: "I fondamenti della teoria della Relatività generale", frutto di oltre dieci anni di studio. Questo lavoro è considerato dal fisico stesso il suo maggior contributo scientifico e si inserisce nella sua ricerca rivolta alla geometrizzazione della fisica.

Intanto, nel mondo i conflitti fra le nazioni avevano preso fuoco, tanto da scatenare la prima guerra mondiale. Durante questo periodo fu tra i pochi accademici tedeschi a criticare pubblicamente il coinvolgimento della Germania nella guerra. Tale presa di posizione lo rese vittima di gravi attacchi da parte di gruppi di destra; persino le sue teorie scientifiche vennero messe in ridicolo, in particolare appunto la teoria della relatività.
Con l'avvento al potere di Hitler, Einstein fu costretto a emigrare negli Stati Uniti, dove gli venne offerta una cattedra presso l'Institute for Advanced Study di Princeton, nel New Jersey. Di fronte alla minaccia rappresentata dal regime nazista egli rinunciò alle posizioni pacifiste e nel 1939 scrisse assieme a molti altri fisici una famosa lettera indirizzata al presidente Roosevelt, nella quale veniva sottolineata la possibilità di realizzare una bomba atomica. La lettera segnò l'inizio dei piani per la costruzione dell'arma nucleare.

Einstein ovviamente disprezzava profondamente la violenza e, conclusi quei terribili anni, s'impegnò attivamente contro la guerra e le persecuzioni razziste, compilando una dichiarazione pacifista contro le armi nucleari.
Più volte, poi, ribadì la necessità che gli intellettuali di ogni paese dovessero essere disposti a tutti i sacrifici necessari per preservare la libertà politica e per impiegare le conoscenze scientifiche a scopi pacifici.

Morì, a Princeton, il 18 aprile 1955, circondato dai più grandi onori.
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