Epitaffio di Luca
Ci ha lasciati il caro Claudio Piccolroaz,
compositore notevole e finissimo bordellaro.
Il mondo piange la sua scomparsa perché con lui si perde l’autore di opere di grande capacità di sperimentazione (il nome rain will cover this world vi dice niente? E le musiche per le sale del cerchio di san maiolo?), il fine esegeta che inseguiva la frontiera del confine tra arti visive e musica, tra elettronica e musica elettronica, tra arti serie e serie televisive, sempre alla ricerca di sonorità nuove per cantare la confusione, la disarmonica armonia dei tempi che sono i nostri e che, fino a ieri compreso, erano anco i suoi.
Ma a noi, che avevamo la fortuna di essere suoi sodali anche fuori dall’ambiente dello spettacolo, claudio mancherà soprattutto nella sua veste privata, quando si sfilava il frac e teneva a portata di mano il cric.
A quante serate ha dato vita, amici? Quante volte ha nobilitato i nostri salotti con la sua augusta presenza? Dal laboratorio di cucina assassina che aveva pensato e avviato per la nostra piccola cricca e che ha segnato il termine dei tempi in cui ci piaceva andare a mangiare tutti assieme, alle veloci ma violentissime risse con gli albanesi fuori dal baretto, coi napoletani fuori dal wanted, con suo fratello sempre e con i pulotti in ogni occasione che, alle tante band che abbiamo fischiato insieme e sotto ai cui palchi abbiamo sboccato. Se ti capitava, lui presente, di dire una bestialità, potevi contare sul fatto che non te l’avrebbe rinfacciata: si limitava a trascriverla e postarla in rete. Ci sono qui oggi persone che da questo sono stati rovinati per sempre, e ne sono fieri. Massi, com’era quella cosa del daiquiri?.
Soprattutto, claudio era uno che se ne fregava. Una roccia. la borghesissima riservatezza novarese portata al suo zenith. se potesse parlare, se oggi fosse qui al tavolo con noi, sono certo che il fatto di essere morto non sarebbe per lui un grosso problema. Si domanderebbe perché ne stiamo parlando tanto, e probabilmente a quest’ora mi avrebbe già menato. Perché si può dire che era stronzo, che era saccente, che era violento, che era intrattabile, che era scriteriato, che era incostante (dico solo: veganesimo), che portava cravatte offensive, che era irresponsabile, che era sbruffone, che era superbo, che era pignolo, che beveva e si drogava, che giocava d’azzardo e che barava, ma mai si potrà dire che si crogiolava nella retorica. Non avrebbe voluto essere santificato dopo morto, il claudio. Non avrebbe voluto pianti, fiori e necrologi. Niente terzo tempo, la partita è finita e si va a casa con le calze sporche nella borsa. Noialtri però siamo esseri umani, e questo sentimento un po’ l’abbiamo: e ci piace di pensare che, nella trista bolgia del più profondo degli inferni dove certamente è stato gettato, claudio si sia finalmente congiunto con i suoi eroi, coi crudeli dittatori, i serial killer e i cantanti marci a cui aveva, da vivo, voluto bene. E ci piace pensare che alle porte dell’inferno abbia trovato joe stummer a chiedergli:
“quando hanno buttato giù la porta d’ingresso,
tu come sei venuto fuori?
Tenendo le mani sopra la testa
o stringendole sul grilletto della pistola?”
e …beh, se le avesse tenute sulla testa sarebbe ancora qui. Andranno d’accordo all’inferno, quei due. Ci vediamo, Cla, inizia a tenere i posti che nei prossimi mesi arriviamo pure noi.
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